Home » News e Update di Mercato » Cedolare secca sugli affitti brevi al 26%
08 Novembre 2023Dal 2024 la cedolare secca sale al 26% per chi gestisce più immobili in locazione breve. La misura modifica il carico fiscale e introduce il codice identificativo nazionale per una maggiore trasparenza e compliance.
La nuova normativa fiscale introduce una cedolare secca al 26% per chi gestisce più di un immobile in locazione breve, segnando un cambiamento significativo rispetto all’attuale aliquota al 21%. Questa modifica, prevista nell’articolo 18 del disegno di legge di bilancio, rappresenta un aggiornamento cruciale per la gestione delle locazioni non imprenditoriali e implica un incremento fiscale per gli operatori con più proprietà. La misura, già in discussione in Parlamento, coinvolge direttamente l’attività degli affitti brevi, con ripercussioni importanti in termini di carico fiscale e pianificazione economica per le strutture ricettive non alberghiere.
Dal 2024, la cedolare secca salirà dal 21% al 26% solo per chi detiene almeno due immobili da concedere in affitto breve. Ciò significa che il proprietario di un singolo appartamento può mantenere i vantaggi fiscali attuali, mentre i possessori di molteplici unità saranno soggetti al nuovo regime più oneroso. L’incremento tuttavia si applica sull’intero portafoglio di immobili e non solo sulla seconda unità o successive, aumentando il carico fiscale complessivo. Possono optare per il regime della cedolare secca solo le persone fisiche che non esercitino l’attività in forma imprenditoriale o professionale.
La cedolare secca costituisce un’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali, eliminando anche l’obbligo di pagamento dell’imposta di registro e di bollo sui contratti di locazione breve. L’aumento al 26% incide dunque in modo diretto sul reddito netto derivante dall’affitto, riducendo i margini operativi soprattutto per chi gestisce più immobili. Questo cambio apre scenari di valutazione fiscale più rigorosi e richiede un’attenzione maggiore alla conformità normativa per evitare sanzioni e rischi di evasione.
Per contrastare fenomeni evasivi, il disegno di legge conferma l’obbligo del Codice identificativo nazionale (Cin) per tutte le attività di locazione breve. Il Cin deve essere utilizzato dalle piattaforme online che gestiscono le offerte, garantendo maggiore trasparenza e tracciabilità dei contratti. Questa misura si inserisce in una strategia fiscale più ampia che mira a monitorare con precisione il mercato degli affitti brevi e a facilitare il controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.
Il rafforzamento degli strumenti di controllo impone alle strutture ricettive di valutare attentamente la propria posizione, soprattutto chi opera su più immobili. I cambiamenti impongono una revisione delle strategie di gestione e la necessità di una maggiore attenzione nella registrazione e nella documentazione dei contratti. La riforma fiscale intende quindi valorizzare un mercato più trasparente e regolare, riducendo al contempo il rischio di perdite economiche dovute a inadempienze o sanzioni.

È una nuova aliquota fiscale che dal 2024 si applica al 26% per chi detiene più di un immobile in locazione breve, sostituendo l’attuale 21% per questi soggetti.
Devono applicare la cedolare secca al 26% le persone fisiche che possiedono almeno due immobili concessi in affitto breve non imprenditoriale.
Il Cin diventa obbligatorio per tutte le locazioni brevi e deve essere usato dalle piattaforme online per garantire trasparenza e tracciabilità delle offerte.
L’incremento al 26% riduce il reddito netto derivante dagli affitti brevi, abbassando i margini per i proprietari con più immobili.
Possono optare solo le persone fisiche che non svolgono l’attività di locazione in forma imprenditoriale o professionale.